Il battito della seta
- Monica Palazzi

- 11 apr
- Tempo di lettura: 6 min
Il battito della seta - Racconto nuovo e Inedito di Monica Palazzi -
Buona lettura
Akyko sta andando, come ogni mattina, nel suo ufficio al 30° piano di un grattacielo a Shinjuku.
Shinjuku è sempre stato dove Akyko avrebbe voluto vivere perché è il cuore pulsante di Tokyo che unisce grattacieli futuristici a parchi e finalmente c’era ed era lì da tanti anni ormai…
Lei è una brand manager per un marchio di cosmetici di lusso.
Le piace, davvero, tanto lanciare i prodotti di bellezza sul mercato nipponico per le donne moderne come lei! E di lì a poco sarebbe partita la nuova campagna, cosa fare “per rubare” clienti alla concorrenza?
Nel mentre sta pensando a questo le suona il cellulare e sul monitor comparve il nome: “mamma”.
“Ma che strano” -si dice fra sé e sé- “la mamma che chiama a quest’ora?”.
Nemmeno il tempo di dire: “pronto” e la mamma le racconta che la nonna è peggiorata improvvisamente e il dottore afferma che, ormai, non ne avrebbe avuto per molto e perciò la giovane deve, quindi, tornare per salutarla per sempre.
“Ok, ok mamma, mi organizzo e arrivo…sai che voglio molto bene alla nonna e voglio esserci per il suo ultimo viaggio”.
Sul momento, con la mamma si fa vedere forte, ma in realtà fa fatica ad afferrare quanto le ha appena detto la mamma. “La nonna sta male, devi tornare”
Era andata da quel piccolo paesino e l’idea di tornare le metteva un po' di timore.
Praticamente non era più tornata da allora se non per delle visite lampo sempre di corsa perché il lavoro è la sua priorità.
Qui, in città, è una donna realizzata e libera ma, al paese, ci sono le tradizioni da rispettare che lei non ama poi molto…
Ma deve tornare e per questa ragione chiese le ferie. Immediatamente campagna o non campagna nuova.
Torna, quindi, a casa di corsa, il tempo di mettere l’essenziale in valigia e via, e nelle cose essenziali c’è pure la scatola con i kimono e il ventaglio.
Sale sul treno, il famoso Shinkansen il “treno proiettile”, e si siede nel primo posto che trova libero.
Il treno parte veloce, senza prima però le scuse del capotreno in quanto ha accusato un ritardo di circa 35 secondi e senza quel mezzo minuto Akyko avrebbe perso il treno.
Per loro è un problema per cui scusarsi mentre per lei è la salvezza!
Akyko guarda fuori dal finestrino come fosse ipnotizzata vede i vecchi tetti delle case rurali e questi sembrano che la stiano guardando fissi, quasi, indagatori e il treno le sembra quasi come una macchina del tempo che la riporta alla fanciullezza.

E mentre realizza tutto questo, come in un film, le sale un groppo in gola e una lacrima furtiva le scende lungo le guance…Per cercare di sentirsi un po' meglio, o quanto meno non peggio, prende un tè verde caldo.
La hostess si inchina sulla soglia del vagone prima di lasciarle il suo te.
Che contrasto: Le tradizioni di una volta dentro un guscio di metallo futuristico, com’è il treno, e la sua vita di donna in carriera.
Nel mentre sorseggia il te le arriva una notifica sul cellulare da parte della sua ditta e questa le impone di leggerlo e di rispondere tramite computer.
Il suo viaggio verso il paese natale è abbastanza impegnativo …
Deve fare un cambio a Kyoto e la sua stazione è, ancora, assai moderna per via dell’acciaio e del vetro.
Ayko ha anche il tempo per guardarsi in giro, velocemente, così ha modo di vedere in lontananza la sagoma della Torre di Kyoto con i palazzi e le colline che nascondono i templi millenari.
Ma qui l’atmosfera è diversa da quella di Tokyo, è una grande di città ma più a misura d’uomo.
Il suo villaggio è verso le montagne di Kurama e per questo motivo deve prendere un vecchio treno che non ha niente in comune con il Shinkansen.
E, finalmente, quando è sera arriva al suo villaggio dove le dicono che la nonna è appena morta.
Tutto del suo villaggio e nei suoi abitanti è come sempre non cambia niente e non cambierà mai niente.
E così si sente ancora dentro di sé un forte contrasto tra la donna moderna e in carriera che è diventata e quello che è sempre stata e sempre sarà ossia una figlia del Giappone più tradizionale.
Entra, per dare l’estremo saluto a sua nonna, in una Machiya (la casa tradizionale in legno giapponese) che è una casa rurale con il tetto scuro.
Akyko prima però toglie le scarpe all’ingresso (genkan) e qui capisce bene che non è più la donna in carriera di Tokyo, ma la bambina che tanto amava sua nonna….
Entra sui tatami e sente l’odore, intenso, di paglia intrecciata e incenso funebre.
È stanca e triste e non ha nemmeno le lacrime per piangerla perché le hanno insegnato fin da piccola che il dolore è silenzioso e composto (Gaman).
La salute e saluta tutti gli altri e se ne va a dormire.
Akyko, l’indomani, si sveglia presto ed è sul futon steso sul pavimento di legno.
Il silenzio delle montagne di Kurama è interrotto solo dal vento tra i cedi o da qualche rana che gracida in lontananza però deve sbrigarsi è il momento di affrontare prima la veglia poi il rito funebre.
E meno male che non c’erano dei giorni “Tomobiki”.
L’aveva controllato sul cellulare mentre era sul treno altrimenti avrebbero dovuto rimandare il funerale perché nella cultura giapponese fare un funerale “in quei giorni” proprio no in quanto si rischia, secondo la tradiozione, di portare altre persone care verso la morte.
Ma basta perdersi nei suoi pensieri doveva darsi una mossa altrimenti avrebbe fatto tardi.
Sua mamma e suo papà le avevano detto che durante il giorno avrebbe dovuto andare a salutare come si devi i parenti e gli amici più stretti.
La giornata vola via veloce e in un attimo arriva sera…
La sera della Veglia (Otsuya) dove parenti e amici vegliano il corpo per tutta la notte e bruciano incenso per guidare lo spirito della nonna.
Per quel giorno riesce a evitare di indossare il kimono. Non l’ha mai amato molto e mai nemmeno l’amerà…
Adora le cose moderne lei tuttavia li toglie dalla scatola dove li conserva e li guarda.
Da quanto sono chiusi lì dentro? Anni, ma a lei sembra solo ieri!
Il kimono non è un vestito qualunque perché è la storia del Giappone.
Ne sente il peso della seta come fosse piombo perché è la tradizione millenaria della sua famiglia, quella che avrebbe voluto dimenticare quando è andata a vivere a Tokyo, ma a quanto pare non c’è realmente riuscita.
Scivola fuori l’Obi (la fascia alta che si deve stringere in vita), e si ricorda ancora quando la nonna le diceva che ci sono tanti modi per legarla (musubi) in vita a seconda che una donna sia sposata oppure no.
Ma si ricorda ancora come si fa? Si certo che si ricorda come si fa! È come andare in bici … sono cose che non si scordano mai.
In realtà nella scatola ha due kimono.
Uno classico allegro e quello nero che si deve indossare nelle cerimonie funebri e questo secondo si chiama Mofuko.
Come in trance toglie, poi, il ventaglio e sente il profumo del legno di sandolo che impregna la carta … proprio quell’odore che piaceva tanto alla nonna.
E, no, non ha un ventaglio nero …. Gliene darà uno la mamma e, difatti, la donna le si avvicina e le porge un Sensù (un ventaglio pieghevole) di un’anziana amica della nonna.
Il giorno dopo la veglia c’è il funerale (Ososhiki) e la cremazione.
È arrivato il momento di salutare definitivamente la sua nonnina per sempre.
E dire che la nonna non è mai andata via da quel villaggio eppure è stata una donna felice, ma erano altri tempi al contrario suo che per sentirsi realizzata è dovuta andare fino a Kyoto.
Ma quello che le fa correre un brivido lungo la schiena è la cerimonia del Kotsuage, subito dopo la cremazione, questo rito con cui raccolgono le ossa della nonna con delle bacchette speciali è un momento emotivamente forte…
Però neanche il tempo di far finire la cerimonia che il suo cellulare vibra … tra telefonate è messaggi dal lavoro…la nuova campagna ormai è vicinissima e lei lo sa bene.
Akyko lo sa perfettamente che non avrà il tempo di vivere il lutto dopo la sepoltura.
Avrà giusto il tempo di restare una settimana per la prima cerimonia commemorativa, ma non per certo per la successiva quella che si svolge dopo 49 giorni (Shijūkunichi).
No, farà in modo di tornare anche per quella perché è il momento più importante in cui si crede che l’anima del defunto se ne vada per sempre da questo mondo per reincarnarsi o entrare nel Nirvana.
È proprio in quel giorno esatto che le sue ceneri verranno deposte nella tomba di famiglia.
Non può mancare!
Aveva ragione la nonna che quando partì per la grande città le disse: “Akyko per quanto tu voglia e cerchi di scappare restare sempre una di noi perché la storia del nostro popolo non è acqua”.
E lei ha capito tutto questo guardandosi in uno specchio antico anche un po' appannato.
È lì che non vede più la grande manager di Tokyo, ma una donna giapponese che porta con sé tutte le tradizioni millenarie del suo popolo.
Questa sua consapevolezza rispecchia il concetto di Shin-zen-bi (verità-bontà-bellezza).
Akyko, allora, stringe il portafortuna che la nonna le aveva regalato e che teneva sempre nella borsa e dice ad alta voce: “Nonna, grazie, ti voglio bene e non ti dimenticherò mai”.


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