Perchè ci attirano le persone sbagliate (come calamite)?
- Monica Palazzi

- 22 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Ci sono persone che, sulla carta, dovrebbero stare nella categoria “no grazie, ho già dato”.
Quelle che ti fanno dire alle amiche: “No, tranquilla, stavolta ho capito”.
E invece eccole lì: ti ricompaiono davanti (o dentro la testa).
E tu, che magari sei pure una persona ragionevole (a giorni alterni), ti ritrovi a pensare: “Lo so che non mi fa bene… però non riesco (o non voglio?!) a farne a meno..”.
E quel “però” è una trappola elegante.
È una parola piccola che contiene un romanzo intero.
Perché sì: esistono persone sbagliate che ci attirano come calamite.
E non è solo sfortuna.
Non è solo “capita”.
È un mix di chimica, ferite vecchie, abitudini emotive e quella parte di noi che, quando vede un cartello con scritto “PERICOLO”, pensa: “Ok, ma quanto pericolo?”.
✔ Perchè ci attirano le persone sbagliate (come calamite)?
Non è masochismo.
È che certe persone hanno il talento di accendere dei interruttori interni che nemmeno sapevamo di avere.
E quando si accende quella luce, il cervello fa un passo indietro e lascia parlare lo stomaco o il cuore.
O l’ego.
Dipende dal giorno.
E allora proviamo a dircelo con dolcezza, ma senza prenderci in giro.
1) Perché ci fanno sentire vivi (anche se poi ci lasciano stanchi)
Piccola premessa ci sono persone "giuste" e persone "sbagliate".
Le persone giuste
Le persone “giuste” spesso sono tranquille, lineari, prevedibili.
Ti scrivono quando dicono che ti scriveranno.
Ti cercano e si preoccupano con regolarità per te.
Ti invitano per un cinema.
E tu dovresti dire: “Che bello”.
Invece a volte dentro di te scatta: “Che noia”.
Le persone sbagliate
Le persone “sbagliate” sono montagne russe: un messaggio ti fa volare, due ore di silenzio ti fanno precipitare in un vero e proprio baratro.
Ti danno un assaggio di dolcezza e poi spariscono come se avessero un abbonamento al mistero.
È adrenalina. E l’adrenalina, a volte, la scambiamo per amore o per grande amicizia.
E poi c’è quella cosa terribile: quando finalmente ti danno attenzione, ti sembra un premio.
Come se l’affetto fosse una lotteria e tu avessi appena grattato il biglietto giusto con una vincita altissima.
2) Perché ci somigliano nel punto che non vogliamo guardare
Queste persone ci attirano anche perché sono lo specchio di una parte nostra: quella che non si sente abbastanza, quella che vuole essere scelta, quella che pensa di dover “meritare” le cose belle.
E allora ci incastriamo lì, a cercare conferme come se fossero figurine rare.
“Se mi sceglie lui/lei, allora valgo.”
“Se mi ama, allora sono ok.”
"Se mi considera suo/a amico/a allora sono al top."
“Se resta, allora non sono troppo.”
E intanto ci dimentichiamo una cosa semplice: il nostro valore non dovrebbe mai e poi mai dipendere dalla disponibilità emotiva di qualcun altro.
Ma quando hai imparato che l’amore e l'amicizia sono qualcosa che si conquista, è normale che ti attirino le persone che ti fanno faticare.
Ti sembra… coerente.
Ti sembra “giusto” perché è quello che conosci.
Ma non è detto che sia la cosa giusta e migliore per te.
3) Perché ti promettono una versione migliore di te
Con loro diventi più brillante, più disponibili, più “alla moda”.
Ti metti il vestito buono dell’anima.
Ti controlli di più, ti trattieni di più, ti adatti di più.
E all’inizio sembra anche bello: “Guarda come mi impegno, guarda come ci tengo a te”...sembra che ti dica.
Quando per stare con lui/lei la tua vita diventa sempre un provino
Il problema è che, se per stare con qualcuno devi diventare un’altra persona, non è una storia: è un provino.
E i provini stancano.
Sono belli all'inizio poi diventano un vivere costantemente in tensione.
Perché vivi con la paura di sbagliare la battuta (e non il discorso), di esporti, e quando devi mandare un messaggio lo riscrivi 10 volte: fermati a riflettere.
Quasi sempre non è un difetto da parte tua, ma è solo il segnale che sei nel posto sbagliato.
E allora cosa fare?
La verità è che non ci manca quella persona.
Ci manca l'idea di quella persona.
Ci manca come ti senti quando speravi che funzionasse.
Quella fase lì: quando tutto è possibile, quando ti immagini il finale bello, quando ti dici “stavolta sì”.
A volte non siamo innamorati o amici della persona.
Siamo innamorati della speranza o amici dell'idea che ci siamo fatti di quella persona.
4) Perché confondiamo l’abitudine con il destino
Se una dinamica la conosci, ti sembra “casa”.
Anche quando è una casa con le finestre rotte e il riscaldamento che funziona solo a intermittenza.
Il familiare non è sempre sano: è solo… familiare.
E qui arriva la parte ironica (ma mica troppo): spesso dici “non riesco a farne a meno” come se fosse una magia.
In realtà è un’abitudine emotiva.
È un percorso nel cervello già tracciato: vai lì perché sai già come finisce.
E anche se finisce male, almeno non ti sorprende.
La serenità, invece, a volte ci spaventa.
Perché la serenità non ti dà scuse, non ti dà drammi, non ti dà “alti e bassi” da raccontare.
Ti chiede solo di esserci.
E se non sei abituata a essere scelta con facilità, la facilità ti sembra sospetta.
5) Perché ti piace l’idea di “salvare” : la crocerossina (o di essere salvati)
C’è anche questo: alcune persone sbagliate hanno un’aura da “io sono complicato/a”.
E tu ti senti speciale perché pensi di essere l’unica/o che può capirle.
E magari sei davvero empatica/o.
Magari sei davvero profonda/o.
Ma l’empatia non è un contratto a tempo indeterminato con la sofferenza.
E poi diciamolo: a volte ti piace sentirti indispensabile.
Ti fa sentire importante.
Solo che l’amore o l'amicizia non dovrebbero avere bisogno di una missione di recupero.
6) Perché ti agganciano nel punto esatto in cui siamo fragili
Le persone sbagliate spesso arrivano quando sei stanca/o, quando sei sola/o, quando hai appena chiuso qualcosa, quando ti senti un po’ “spenta/o”. E lui/lei ti accende.
Ti guarda in un modo che ti fa pensare: “Finalmente qualcuno mi vede”.
E magari ti vede davvero.
Ma poi non sa restare.
E tu resti lì a rincorrere quello sguardo, come se fosse ossigeno.
E qui la domanda non è “perché mi attira?”.
La domanda è: “Che cosa mi manca, che sto cercando di farmi dare da chi non può?”
E quindi come si fa a smettere?
Non ho la bacchetta magica (se la trovate, avvisatemi).
Però ci sono domande che aiutano, quando la calamita tira forte:
Mi piace davvero questa persona… o mi piace l’idea di essere scelta da lei/lui?
Quando sto con lei/lui, mi sento più serena… o più in allerta?
Sto rincorrendo amore o un'amicizia… o sto rincorrendo una riparazione?
Se mia migliore amica mi raccontasse questa storia, cosa le direi?
Questa relazione mi rende più me… o mi fa camminare sulle uova?
Perché sì: a volte non vogliamo quella persona.
Vogliamo chiudere un conto aperto con il passato.
Vogliamo dimostrare qualcosa.
Vogliamo finalmente “vincere” dove prima abbiamo perso.
Abbiamo bisogno di "staccare la spina" dalla nostra routine e crediamo così di riuscirci!
E in conclusione?
E comunque, se ti ci ritrovi dentro, non ti dare della scema/o.
Non sei “debole”: sei un essere umano.
Hai solo un cuore che ogni tanto scambia il brivido per amore o amicizia e la mancanza per un destino.
La calamita non si spegne in un giorno.
Si spegne quando inizi a scegliere te anche mentre ti manca lui/lei.
Quando smetti di chiederti “perché non mi vuole abbastanza?” e inizi a chiederti “perché io mi voglio così poco, in questa storia?”.
E se oggi non riesci a staccarti del tutto, va bene.
Fai un passo piccolo: "torna a casa", torna in te.
Anche solo per cinque minuti.
Anche solo per ricordarti che l’amore o l'amicizia giusta non ti confonde: ti calma.
E a te una cosa del genere ti è mai capitata?
Se sì ti va di raccontarmelo nei commenti?
E qual è la cosa che ti ha fatto scattare la “calamita”? Una frase? Un modo di guardarti? Quel mix di dolcezza e caos che ti frega sempre?




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