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Quando la nostalgia è canaglia: 3 segnali e 3 modi per non restare bloccati

Ci sono giorni in cui la nostalgia non bussa: entra in maniera prepotente senza chiedere permesso.

Ti sorprende mentre stai facendo tutt’altro, magari con le mani in pasta nella routine, e ti sposta il pavimento sotto i piedi fino a farti mancare l'aria.


Basta una canzone che passa in sottofondo, una foto che riemerge da un libro mentre sistemi la libreria, o una mail che ricompare non si sa come mentre cerchi la conferma di una prenotazione ...

E tu, senza accorgertene con la tua mente, sei già altrove: in un tempo che non esiste più, ma che dentro di te continua a fare rumore.


È qui che mi torna in mente quell’espressione diventata quasi proverbiale: nostalgia canaglia.

La cantavano Al Bano e Romina, e forse proprio per questo la frase ha un sapore particolare: popolare, immediato, un po’ teatrale eppure verissimo.

Perché la nostalgia, quando decide di essere “canaglia”, non è solo dolcezza. È una furbizia emotiva. Ti prende per mano e ti porta dove vuole lei.

Ti fa credere che il passato sia un posto più luminoso del presente, e che tu abbia lasciato lì qualcosa di essenziale.


Quando la nostalgia è canaglia: 3 segnali e 3 modi per non restare bloccati


E allora sì: a volte sembriamo malati di nostalgia.

Non perché ricordare sia sbagliato, ma perché certi ricordi diventano una lente che deforma.

E più li guardi, più ti convinci che “prima” fosse meglio. Che “prima” fossi meglio. Che “prima” tutto avesse un senso più semplice, più pulito, più vero.


1) Quando la nostalgia è “canaglia”

Proiettore cinematografico
Proiettore cinematografico

La nostalgia canaglia è quella che arriva senza invito e si mette comoda.

Non ti chiede permesso: ti interrompe.

Ti fa scorrere davanti agli occhi una sequenza di immagini selezionate con cura, come un montaggio cinematografico che taglia via le parti scomode.

Ti restituisce un’estate eterna senza zanzare, un amore senza silenzi, un’amicizia senza incomprensioni, una famiglia senza stanchezza, un mondo dove tutto è "rose e fiori".


È canaglia perché ti fa idealizzare.

Ti fa dimenticare che anche allora avevi paura, dubbi, giornate storte.

Ti fa credere che il passato fosse un luogo stabile, mentre in realtà era un presente come questo: pieno di cose belle e di cose difficili, solo che tu non lo ricordi più con la stessa precisione.


E poi c’è un altro trucco: la nostalgia canaglia non si limita a ricordare, confronta.

Ti mette davanti un “ieri” lucidato e un “oggi” in disordine. E il confronto, quasi sempre, è impari.

Perché l’oggi lo vivi con tutte le sue sfumature, mentre l’ieri lo rivedi filtrato, ripulito, addolcito.

Così finisci per sentirti in difetto: come se stessi perdendo qualcosa, come se stessi arrivando tardi, come se la vita vera fosse rimasta indietro.

Pila di dischi
Pila di dischi

La nostalgia canaglia è quella che ti fa dire: “Non tornerà più”.

E in quella frase c’è un dolore reale, ma anche una trappola: perché se ti fermi lì, smetti di costruire.

Ti metti a custodire un museo invece di abitare una casa.


2) Cosa ci sta dicendo davvero


E se invece la nostalgia fosse un messaggio?

Non un nemico, ma un segnale.

Un modo che ha la nostra mente (e forse, soprattutto, il nostro cuore) per dirci: “Ehi, qui ti manca qualcosa”.


Spesso non ci manca davvero “quel tempo”.

Ci manca ciò che quel tempo rappresentava.

Ci manca la sensazione di essere protetti.

Ci manca la leggerezza di quando non dovevamo decidere tutto.

Ci manca l’appartenenza: un gruppo, una famiglia, un posto in cui sentirci riconosciuti e sempre amati.

Ci manca una versione di noi più spontanea, meno trattenuta, meno preoccupata di essere all’altezza.

Ci manca la la spensieratezza quando avevamo la testa meno pesante e piena di pensieri e preoccupazioni.


A volte diciamo “mi manca quella persona”, ma sotto sotto ci manca come ci sentivamo con lei: visti, scelti, ascoltati.
A volte diciamo “mi manca quel luogo”, ma in realtà ci manca l’idea di casa: un posto dove non dovevamo dimostrare niente.
A volte diciamo “mi manca quell’età”, ma forse ci manca la possibilità di sbagliare senza sentirci giudicati.

La nostalgia, quando punge, spesso indica un bisogno rimasto scoperto.

E riconoscerlo è già un modo per non restare intrappolati nel rimpianto: perché se capisci cosa ti manca davvero, puoi provare a cercarlo (o ricrearlo) nel presente, invece di inseguirlo in un passato che non può rispondere.


3) Come trasformarla in qualcosa di utile


Quando mi accorgo che la nostalgia sta diventando un freno, provo a farle cambiare ruolo: da ladra di presente a bussola.

Perché se è vero che quei tempi “non torneranno più”, è anche vero che può tornare il senso di certe cose: la leggerezza, la cura, la voglia di sentirsi vivi.

E allora invece di restare a fissare la porta chiusa del passato, provo ad aprire una finestra sul presente.


  • Primo passo: darle un nome preciso.


Non basta dire “mi manca prima”.

Cosa mi manca, esattamente?

La compagnia?

La semplicità?

Il sentirmi scelta?

Il tempo lento?

Quando lo capisco, la nostalgia smette di essere un’onda che travolge e diventa un’informazione utile.

  • Secondo passo: trasformare il ricordo in un gesto.


Non per tornare indietro, ma per portare avanti ciò che valeva.

A volte basta poco: che cosa voglio dire?

Mi scrivo meglio, ok!

Scrivo una lettera al “me” di allora (senza giudizio, solo con gratitudine);creo una piccola playlist “nostalgia canaglia” e l'ascolto mentre faccio qualcosa di nuovo, così il passato non mi trattiene ma mi accompagna.

Ricreo un rituale (una passeggiata, una ricetta, un caffè in un posto speciale) come ponte, e non come rifugio; chiamo una persona che associo a quel periodo, non per riaprire tutto, ma per dire: “Ti penso”.


  • Terzo passo: faccio spazio a un ricordo futuro.


La nostalgia diventa davvero canaglia quando ci convince che il meglio sia già successo.

Io provo a risponderle con una domanda semplice: che cosa posso fare oggi che domani mi mancherà?

Anche una cosa piccola: un’uscita, una pagina scritta, una foto scattata, un “sì” detto con coraggio.

Perché il presente, se lo abiti, diventa passato buono.

Forse non siamo malati di nostalgia: siamo persone che cercano continuità.

E la nostalgia canaglia, se impariamo ad ascoltarla, può smettere di pungerci e iniziare a indicarci la strada.


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