Fotogrammi di un amore sospeso
- Monica Palazzi

- 4 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 21 lug
Fotogrammi di un amore sospeso -Racconto nuovo e Inedito di Monica Palazzi -
Buona lettura
Chiara si aggira come persa nella casa del nonno che è scomparso da pochi mesi.
Non le sembra nemmeno reale essere lì senza il nonno.
Nonno Luigi insieme alla nonna erano sempre stati un punto fermo nella sua vita dopo che i suoi genitori si erano separati.
Prima se ne era andata improvvisamente la nonna e di lì a breve il nonno che diceva che senza la sua Lisa non ci sapeva stare…
“Chiara gli amori da film come il nostro non ci sono più! Abbiamo vissuto insieme nel bene e nel male per 50 anni. E non credere che fosse tutte “rose e fiori”, sai? Anche noi abbiamo avuto i nostri problemi!”.
Le correvano davanti agli occhi tutti questi fatti come un film e immancabilmente delle lacrime le rigarono il viso come sempre quando pensava a loro.
Ma adesso era arrivato il momento di liberare la loro casa.
Lei era l’unica loro erede, o meglio, suo papà un eterno Peter Pan aveva detto di non volerne sapere niente e che ci pensasse lei.
L’appartamento era silenzioso e profumava di un mix tra la lavanda che tanto amava la nonna e del tabacco della pipa del nonno.
Basta pensare al passato … il tempo era poco e le cose da fare tante perciò si diresse verso la grande libreria per liberarla.
C’erano alcuni libri che le interessavano e quelli se li sarebbe portata nel suo bilocale poi il resto l’avrebbe dato via.
Subito lo sguardo di Chiara si posò sull’enciclopedia della storia del cinema… il cinema era una delle grandi passioni dei nonni, chissà come mai?
Lei l’aveva chiesto svariate volte però lui non le aveva mai dato una spiegazione …
E, forse, proprio perché immersa ancora nei suoi pensieri che quando squilla il cellulare Chiara si spaventa e le scivola un volume di mano.
Il tomo si apre e ne esce un piccolo rettangolo di carta ingiallita e sottile.
“Ma che cos’è? Non sarà un biglietto vincente dell’ultima lotteria? “– si dice come fra sé e sé Chiara-
Lo raccoglie incuriosita e vede che è un biglietto del Cinema Aurora che riporta la data del 12 novembre 1960.
Il prezzo è, ovviamente, in lire (L. 150), il posto è Galleria, Fila 4, Numero 12.
Non c’è indicato il titolo del film però sul retro c’è una nota a matita del nonno, è quasi cancellata dal tempo: “La sera in cui ha iniziato a piovere”.
“Ma che cosa vuol dire quella scritta? E di che film si sarà trattato?” – le domande che affollano la mente di Chiara sono davvero tante e allora lascia perdere, almeno per il momento l’idea di liberare la casa del nonno per andare alla ricerca di qualche informazione in più.
Cerca in internet dal cellulare “cinema Aurora”, ma scopre con grande rammarico che è chiuso da 30 anni.
E al suo posto, adesso, c’è un noto Fast Food.
Prosegue a cercare però Google non conserva i palinsesti dei piccoli cinema di provincia degli anni ’60.
Cercando cercando si è fatta sera e allora, per il momento, Chiara deve mettere da parte la ricerca che, comunque, proseguirà nei giorni seguenti.
L’indomani la giovane si alza di buon’ora e si dirige alla biblioteca comunale e chiede di accedere all’archivio dei microfilm del quotidiano locale dell’epoca.
Seduta al lettore di microfilm, Chiara gira la manovella. Le pagine dei giornali del 1960 scorrono un po' sfocate sullo schermo luminoso e questo movimento ricorda il movimento di una vecchia pellicola.
Trova la pagina degli spettacoli del 12 novembre 1960 e sotto la voce “Cinema Aurora” c’è un solo titolo: “La dolce vita di Federico Fellini”.
Proprio in quel mentre si affaccia alla porta un distinto signore anziano dell’età, più o meno, di nonno Luigi.
“Mi scusi signorina, non volevo disturbarla. Ho sbagliato stanza. Stavo cercando i miei amici del gruppo briscola.”
Vede, questo film mi ricorda qualcuno... Sa che il mio migliore amico è proprio così che ha conosciuto la sua futura moglie?
“Come come? Scusi, forse, sarà uno strano caso del destino o una semplice coincidenza, ma il suo amico si chiamava Luigi e la sua futura moglie Lisa? – chiede, quasi, senza fiato Chiara perché non le sembra vero di aver fatto quella scoperta.
“Sì, sono proprio loro e tu devi essere la piccola Chiara …”
E così l’uomo inizia il suo racconto.
“In quegli anni eravamo entrambi degli studenti universitari senza arte né parte e Luigi stava andando a fare delle commissioni per arrotondare le sue magre entrate economiche.
Era novembre, il 12 se non ricordo male, del 1960 e sulla città si abbatte un nubifragio improvviso. Luigi non è che abbia mai amato più di tanto i film d’autore, ma per colpa della forte pioggia si rifugia sotto la pensilina del Cinema Aurora per non bagnare i pacchi che aveva da consegnare.
Compra, quindi, l’ultimo biglietto rimasto in galleria.
La sala è stracolma, l’aria profuma di pioggia e fumo di sigaretta (allora si poteva).
Il futuro nonno si siede al buio senza guardare nel primo posto libero che trova e sul grande schermo passa l’iconica scena della Ekberg nella fontana di Trevi.
Vicino a lui c’è una ragazza, la futura nonna, che fissa come rapita lo schermo ed è anche lei bagnata dalla pioggia e con gli occhi lucidi per l’emozione.
Ma per colpa del forte temporale che si sta scatenando all’esterno, la corrente salta proprio sul più bello.
Lo schermo si spegne e il proiettore muore.
La sala è totalmente al buio tra il brusio del pubblico.
Nel buio e nel chiacchiericcio della sala, il nonno si gira verso la nonna e le sussurra una battuta simpatica per spezzare la tensione.
Iniziano così a parlare mentre fuori tuona.
Finalmente le luci di emergenza si accendono però fioche tuttavia tanto basta perché i due si possano finalmente guardare in faccia per la prima volta.
La proiezione non riprende più per quel giorno e il pubblico viene sfollato.
Sul marciapiede, fuori dal cinema, Luigi dice a Lisa: “Non possiamo rimanere con il finale a metà, non ti pare? Che ne dici di tornarci dopodomani a quest’ora?
E quell’appuntamento sarà un matrimonio durato per 50 anni.
Sai cos’è il colmo Chiara?
Che Luigi non ha mai scoperto com’è finito il film di Fellini perché da quando Lisa si è seduta accanto a lui, non ha più guardato lo schermo!”
Ma com’è che sa tutte queste cose? – le chiede Chiara –
“Perché sono stato il suo testimone di nozze … avrei dovuto fare io quel giro di consegne però mi ero ammalato” -
Chiara avrebbe voluto chiedergli ancora tante cose però entra la bibliotecaria che dice che il tempo a sua disposizione è finito … sta per arrivare una scolaresca… lo sapeva però se ne era dimenticata in quanto era come incantata dal racconto …ringrazia l’anziano signore e se ne va.
La giovane ha la macchina un po' lontana poiché ci sono dei lavori e il traffico veicolare è interdetto, ma non è un problema poiché a lei piace camminare oppure lo è dato che il cielo si rannuvola e inizia a piovere a dirotto.
Lei corre al riparo sotto la tettoia dell’unico cinema d’essai rimasto in città.
Mentre aspetta che spiova fissando la locandina di un film in programmazione, un ragazzo si ripara di corsa accanto a lei, scrollandosi l’acqua dalla giacca.
I loro sguardi si incrociano e si sorridono.
Il cinema, forse, sarà ancora una volta custode di destini e sembra che si stia preparando ancora una volta il regista di una nuova storia d’amore.
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