Il battito della corteccia
Il battito della corteccia - Racconto nuovo e Inedito di Monica Palazzi -
Buona lettura 😉
Giulio aveva chiesto troppo al suo corpo.
Voleva seguire l’azienda di famiglia, portare avanti gli impegni del volontariato collegati alla sua attività di imprenditore, voleva fare sport, viaggiare, divertirsi con gli amici e il corpo, nonostante i suoi “soli” 40 anni, gli aveva presentato il conto.
Si era sentito male, all’improvviso, gli era mancato il respiro e poi era svenuto.
Il medico gli aveva detto che non era niente di grave: avrebbe dovuto solo rallentare il ritmo e staccare dalla sua vita frenetica.
Gli aveva suggerito di tornare “alle origini”, ma che cosa voleva dire?
Voleva dire, ad esempio, fare una piccola vacanza nei boschi, anche solo un weekend lungo.
E lì dove abitava Giulio era una cosa fattibilissima tant’è vero che il verde e la natura non mancavano di certo.
In realtà lui non ci aveva mai fatto caso, e chi aveva il tempo di fare queste cose? Lui no di certo!
Tuttavia lui ora doveva riappropriarsi di una dimensione più umana, più vera.
Giulio non è che ne avesse poi molta voglia però era abbastanza lucido per capire che era sull’orlo di una vera e propria crisi di nervi e così non sarebbe andato molto lontano.
Le mani gli tremavano oltre a quel fastidioso tic al lato della bocca.
Non poteva più andare avanti così; di questo era certo, altrimenti avrebbe fatto la stessa fine di suo padre che era morto seduto dietro alla sua scrivania nel suo ufficio a 45 anni.
E sia!
Per una settimana avrebbe provato a fare come gli aveva suggerito il dottore e sarebbe stato a contatto con la natura.
Munito di una tenda da campeggio, scarpe per camminare sui sentieri di montagna e uno zaino da trekking pieno di tutto quello che poteva servire partì alla ricerca di se stesso.
In realtà non è che avrebbe dovuto fare “Indiana Jones” o “Robinson Crusoe”, no quello di certo… voleva solo tornare un po' più sereno e tranquillo.
Appena fuori città c’era una bella zona dedicata a tutti coloro che volevano stare a contatto con la natura … certo questa non era la stagione migliore per un’attività outdoor tuttavia, si disse: “Meglio così almeno non avrò scocciatori tra i piedi”.
Giulio non era per niente convinto che quel contatto con la natura sarebbe servito a farlo stare meglio però non costava nemmeno molto provare.
“Ok, il laptop lo lascio sulla scrivania però il cellulare me lo tengo acceso in tasca che non si sa mai”
Una volta arrivato sul posto si mise a cercare di montare la tenda.
Da piccolo aveva fatto parte degli scout, che bei tempi erano quelli, però di quello che aveva imparato non si ricordava più niente.
“Ma come si fa? “Il negoziante diceva che era così semplice e invece no! E dopo bisogna pure accendere il fuoco! Aiuto! E non mi sono portato nemmeno un accendino!” – disse ad alta voce fra sé e sé”
“Se vuoi posso darti una mano io!” - disse una giovane comparsa non si sa da dove alle sue spalle. “Io sono Maya e abito là con i miei animali laggiù…”
Era decisamente una ragazza solare e allegra al contrario di Giulio che era cinico e infastidito dal fango e dal gallo che cantava fuori orario, ma anche dal cinguettio degli uccellini.
Si era già stancato di quella scelta.
Sicuramente però aveva bisogno di una mano e fu grato alla ragazza per quell’aiuto inaspettato.
In un attimo Maya montò la tenda e accese il fuoco per la notte.
“Ora devo scappare dalle mie mucche perché devo mungerle e dare da mangiare agli altri animali però se domani vuoi torno così ti porto alla scoperta del bosco… Sai che è un bosco incantato?”
Non ebbe nemmeno il tempo di dire sì o no o di ringraziarla per l’aiuto che Maya era già sparita.
Era ancora buio quando Giulio sentì qualcuno che lo chiamava, non con il suo nome in quanto non aveva avuto nemmeno il tempo di presentarsi.
“Ragazzo della città, alzati che andiamo, su sbrigati che è ora!”.
“Ehi io mi chiamo Giulio ed è ancora notte. Che cosa fai già qua?”
Tanto fece e tanto sbrigò che Giulio si ritrovò in piedi che albeggiava per fare la passeggiata nel bosco con Maya che gli raccontava qualcosa per ogni pianta e ogni animale che incontravano nel loro cammino.
A sentire lei sembrava tutto bello. La ragazza amava davvero la natura ….
Senza accorgersi arrivarono fino alla parte opposta della radura a un faggio monumentale di almeno trecento anni di età.
Maya gli ordinò di spegnere il cellulare e toccare anzi abbracciare la corteccia del faggio.
Giulio, almeno, all’inizio resistette o per lo meno la sua mente e il suo cervello faticarono molto a connettersi con la natura tuttavia la presenza calma di Maya e il totale silenzio che circondava l’albero e la radura dove si erano fermati pian piano incrinarono il suo muro di razionalità.
Giulio iniziò a guardare Maya con altri occhi, era attratto dalla sua libertà interiore e dal legame che la univa in maniera naturale all’ambiente che la circondava.
Sarà, forse, per questa ragione che è così bella? Sarà per via della connessione con l’ambiente? – si chiese Giulio.
Ma questa sensazione non durò che pochi minuti poi Giulio tornò quello di sempre e affermò di dover tornare al campo base in quanto ogni giorno, alle 17:30, si doveva sentire per telefono con i suoi collaboratori.
Maya non ribatté, ne prese atto del resto anche Maya aveva da fare alla sua fattoria…
“Ci vediamo domani, alla solita ora, “– le disse Maya prima di andarsene di corsa senza dargli il tempo di rispondere.
E l’indomani puntualissima Maya si ripresentò fuori dalla tenda di Giulio per la loro passeggiata abituale …
Ma dopo nemmeno un’ora di cammino furono sorpresi da un violento temporale estivo.
Ebbero appena il tempo di rifugiarsi sotto le fronde di un faggio gigante prima che gli elementi si scatenassero.
La pioggia era davvero pioggia battente, Giulio era vicino a Maya talmente tanto che poteva sentire il battito del suo cuore tranquillo e regolare a differenza del suo che era agitato.
Non seppe nemmeno lui come mai però Giulio ebbe un crollo emotivo improvviso, la sua mente super connessa si spense e lui scoppiò a piangere come un bambino.
Fu un vero e proprio pianto liberatorio che gli permise di scaricare anni di stress.
Maya non gli disse niente, lo abbracciò forte e gli diede un bacio lieve come un battito d’ali sulla guancia.
La burrasca era passata, lasciando il bosco purificato e anche l’aria era diventata tutta pulita e profumava di terra bagnata.
Le nuvole se ne stavano andando e lasciavano il posto a un sole caldo che filtrava tra i rami del faggio gigante e faceva brillare le gocce d’acqua sulle foglie.
Giulio si sentì leggero e sereno per la prima volta dopo tanti anni, era come se quella pioggia forte si fosse portata via tutto lo stress che aveva accumulato.
Le mani non gli tremavano più e pure quel tic alla bocca era sparito del tutto.
Giulio guardò Maya negli occhi e si rese conto che quel legame nato, quasi, per caso e senza volerlo nel bosco era l’inizio di un amore pulito.
Mentre stavano tornando indietro verso la tenda camminavano piano piano senza fretta, Giulio si accorse che non guardava nemmeno più l’orologio.
Arrivati al campo base si accorse che erano le 17:30 passate, l’ora della solita telefonata con i suoi collaboratori, ma lui guardò il cellulare spento in tasca e decise di lasciarlo così com’era senza alcuna ansia.
Ci sarebbe stato tempo per quelle cose, ma non in quel momento.
Giulio decise di essere parte della natura e decise di cambiare radicalmente la sua vita, per sempre, insieme a Maya.
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